Pubblicato da: Gabriele Grecchi | 10 agosto 2009

Dalla Cassa del Mezzogiorno alla banca dei distretti del Sud

Recentemente, all’interno del quotidiano on-line www.Denaro.it, è stato pubblicato un articolo interessante di cui vi riportiamo il link: http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=572116

Lo firma Giancarlo Elia Valori, già Presidente della Società Meridionale di Elettricità, il quale - a prescindere o, forse, grazie alla sua esperienza sul tema – esprime alcuni pensieri che crediamo condivisibili.

Ad esempio, segnala quanto segue:

la nuova Banca del Mezzogiorno potrà funzionare al meglio se cortocircuiterà il nesso tra politica locale e impresa, evitando di favorire le intermediazioni illecite a carattere elettoralistico, e questo potrebbe essere oggetto di speciali tecniche di indagine e di valutazione del rischio di credito, se selezionerà le infrastrutture più adatte a favorire l’aumento della concorrenzialità meridionale rispetto al suo mercato naturale, il Mediterraneo, se infine favorirà, data la sua caratteristica di banca privatistica con capitali pubblici, quei progetti imprenditoriali dall’estero che integreranno al meglio la nuova economia del Sud nel meccanismo Est-Ovest del nuovo Mare Nostrum.

Tutte cose che, se pure implicite nelle normative approvate e nel progetto politico del Ministro Tremonti e del Governo, devono divenire esplicite nel dibattito tecnico e organizzativo della nuova Banca.

Poi, quasi ad ammonire il Ministro Tremonti, riflette che

se facciamo una “banca dei distretti” nel Sud, faremo nel sistema delle Piccole e Medie Imprese meridionali quello che faceva la “Cassa del Mezzogiorno” con le grandi aziende: aiuti a pioggia, sostegno alle aziende decotte, scambio tra clientela politica e finanza.

Se invece faremo una Banca per il Mezzogiorno capace di chiamare i capitali esteri per alcune e ben selezionate infrastrutture e imprese capaci di stare da sole sul mercato UE e mediterraneo, se faremo una nuova “Banca del Sud” per far crescere le imprese sane ed evitare il nanismo imprenditoriale che affligge il Sud più del Nord, allora il progetto avrà davvero successo

E, infine, forse il punto più condivisibile:

quindi: niente logiche agevolative, capacità di earmarking e di controllo stabile dei fondi strutturali UE e degli altri fondi indiretti comunitari, attività credibile sui mercati finanziari internazionali per proporre, impostare, controllare le grandi infrastrutture e la crescita delle imprese più concorrenziali, finanziamenti anche alle PMI del Sud per l’aggiornamento tecnologico e organizzativo.

Senza dimenticare la legalità, che è un valore economico, oltre che etico e giuridico.

Ma tutto questo è più di una Banca, è una rete di enti pubblici e privati che riesce a impostare un progetto di reindustrializzazione del Mezzogiorno.

Un progetto che speriamo possa presto trovare una sua forma più chiara.


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